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Il progetto: nuove tecnologie e nuove pedagogie

due robot realizzati con materiale legoSembra esistere un preciso rapporto tra nuove tecnologie e nuove pedagogie. Anche se si tratta di un rapporto complesso, e non solo strumentale, la prospettiva più semplice, adottabile in prima istanza, è quella di vedere le nuove tecnologie come strumenti per dare concretezza alle nuove pedagogie.
In particolare vogliamo concentrare la nostra attenzione sulle possibili relazioni tra robotica e costruttivismo.
Secondo il modello papertiano dei micromondi (ambienti significativi di apprendimento e di esperienza) esiste uno stretto rapporto, anche se dialettico e circolare, tra costruzione mentale della conoscenza e manipolazione concreta degli oggetti della conoscenza stessa.
Detto con parole semplici, e tutt’altro che nuove, il bambino impara facendo. Questa prospettiva pedagogica trova oggi una nuova frontiera con la commercializzazione del mattoncino programmabile (Lego Mindstorms Robotic Invention System), un kit di costruzione della Lego, che contiene, insieme ad altri e più tradizionali elementi, un vero e proprio computer programmabile travestito da mattoncino” componibile con gli altri pezzi della scatola di montaggio. Il sistema Lego Mindstorms permette di progettare e costruire veri robot il funzionamento dei quali può essere determinato e controllato attraverso un programma per computer.

Se nell’epoca della robotica industriale era ragionevole considerare determinate conoscenze come specialistiche e riservarle ad indirizzi e percorsi di formazione particolari, nell’era della robotica domestica è necessario che almeno una parte di queste conoscenze entrino a far parte di quel sapere di base che cerca di dare a tutti gli strumenti per comprendere e orientarsi nella vita quotidiana.

A questa prima motivata ragione per introdurre la robotica a scuola, più legata alla selezione del sapere, se ne aggiunge una seconda, più di ordine metodologico, che può essere rappresentata dalla contrapposizione tra didattica d’aula e didattica di laboratorio.
A favore del primo termine c’è soprattutto l’esigenza di garantire che una quantità predefinita di conoscenze venga assimilata dagli studenti entro vincoli temporali dati (la programmazione per obiettivi, ad esempio, è una tipica risposta a questa esigenza).
Questa finalità, che appare ragionevole e condivisibile, a sua volta però deve fare i conti con risultati spesso deludenti: la sequenza lezione-esercitazione tende a produrre una conoscenza superficiale. Sequenze di informazioni che calano dall’alto non hanno tempo di sedimentarsi, di interagire con le conoscenze del soggetto che apprende, di essere oggetto di dialogo e confronto tra punti di vista diversi, di concretizzarsi in esperienze significative e inevitabilmente "scivolano come l’acqua sulla pietra".

Al contrario la modalità laboratorio cerca di promuovere una partecipazione motivata del soggetto al proprio processo di apprendimento, di creare un rapporto attivo con la realtà e collaborativo con i compagni, per promuovere una comprensione profonda.
Questa seconda motivata ragione per occuparsi di robotica si concretizza nella possibilità di creare le condizioni di un apprendimento che sia attivo e costruttivo, contestuale e problematico, conversazionale e collaborativo, intenzionale e riflessivo, tratti e caratteri tipici, al di la delle differenze tra scuole di pensiero, del paradigma costruttivista, che é emerso con forza negli ultimi anni.

a cura di Roberto Didoni
Amicorobot - rete di scuole per la robotica educativa
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ultimo aggiornamento: 22-10-05